Mese: Gennaio 2016

  • Star bene con la mente 3

    Star bene con la mente 3

    5

    “Io adoro leggere”, dice un uomo, “e… oh, di certo non sono quel genere di persona che tiene ad aver la macchina pulita”. Se scoprissimo che negli ultimi tre anni quell’uomo ha letto sì e no un giallo comprato in edicola, e il vicino ci rivelasse che passa tutti i sabati pomeriggi a lavare, aspirare e lucidare l’automobile, che cosa penseremmo di lui? Certo, potrebbe mentire. Ma esaminiamo ipotesi più stuzzicanti: ad esempio che egli sia del tutto sincero, ma che altre forze lo spingano ad agire contro le sue stesse preferenze. Una terza ipotesi può essere che egli sia in buona fede, nel senso che egli racconta anche a sé stesso di amare la lettura e di fregarsene dell’auto lucente, ma le sue scelte di azione concreta non provengono da ciò che lui si racconta di essere, ma da altre, svariate fonti, ad esempio, la paura di esser deriso dagli amici per l’auto infangata.
    È importante, di tanto in tanto, fare un check up di come usiamo il nostro tempo e le altre risorse, e proviamo a raffinare la corrispondenza tra ciò a cui diamo valore e le azioni concrete che compiamo. A volte dobbiamo prendere atto di bisogni e valori che “non ci eravamo raccontati”, ma che pure sono reali e meritano più impegno; altre volte scopriamo invece di perdere tempo e denaro in attività nelle quali in definitiva non crediamo.

    viaProva anche tu: scrivi un elenco di aspetti della tua vita a cui attribuisci valore e importanza, dal più al meno importante. Poi scrivi di fianco una tua valutazione di quanta parte del tuo tempo dedichi a ciascuno di essi. È ancora in ordine decrescente? Ci sono vistose sproporzioni? È molto probabile che riequilibrando un po’ sia il tempo che l’importanza delle cose tu possa trarre maggiore soddisfazione dalla tua vita di ogni giorno. Allora puoi esaminare con lucidità gli aspetti della vita a cui attribuisci valore e indirizzare in modo più coerente le tue energie verso di essi. Qualche volta incontrai delle resistenze, e te ne parla il prossimo paragrafo.

    6

    Tutti (o quasi) vorremmo cambiare qualcosa della nostra vita, ma spesso avvertiamo qualcosa che ci ostacola: a seconda dei casi si chiama fatica, sofferenza, dolore o sforzo. Decenni di pubblicità di ogni genere ci hanno abituato a una forma-pensiero inconscia ma estremamente rigida: «se incontri fatica o dolore sicuramente è la strada sbagliata, se incontri piacere e facilità è la strada giusta». Mare1Quando sulla strada del cambiamento incontriamo fatica o dolore ci fermiamo. Credevamo di esserci liberati di una vecchia forma pensiero altrettanto rigida: «la strada giusta è sempre la più lunga, in salita e irta di difficoltà. La via più facile è sempre sbagliata, è …il peccato». In realtà abbiamo solo sostituito uno schema rigido e privo di potere illuminante con un altro altrettanto rigido e privo di potere illuminante. C’è solo una cruda e semplice verità: il fatto che una strada sia faticosa o viceversa facile non dà nessun genere di indicazione sul fatto che sia giusta o sbagliata. Non esistono strade giuste o sbagliate ma esistono soltanto le strade che scegliamo, che abbiamo deciso che sono le nostre. Vorremmo (forse) tutti abolire la sofferenza nel mondo, la nostra e quella altrui, ma nessuno di noi ha questo potere e dunque questo desiderio vive nel mondo dei sogni. Ogni scelta comporta una quota di gratificazione e una quota di sacrificio e se ci limitiamo a mettere sui piatti della bilancia l’una e l’altra cercando conferme che siamo sulla via giusta stiamo solo sognando. Il piacere o il dolore di adesso non ci danno nessuna informazione, poiché la via che abbiamo scelto potrebbe comportare dolore adesso ma grande gratificazione dopo e viceversa potrebbe comportare un piacere momentaneo e una delusione successiva. Nessun riparo, nessuna garanzia ci confermerà che abbiamo scelto bene, se non noi stessi nel trascorrere del tempo. Non c’è altra soluzione che scegliere prima di pancia e poi razionalmente, e essere poi disponibili a vivere ogni conseguenza presente e futura della nostra scelta. È corretto e giusto essere disponibili a vivere ogni conseguenza poiché le conseguenze avvengono comunque e se ci trovano indisponibili a viverle se accaniranno su di noi e il nostro dolore sarà raddoppiato.
    by-nc-saQuest’opera di Franco Nanni è stata rilasciata con licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

  • Star bene con la mente 2

    Star bene con la mente 2

    3

    Quello che raccontiamo di noi corrisponde davvero a ciò che noi siamo? Una persona, vivente, pensante, senziente, può essere “espressa” in un racconto? La stessa domanda si può porre, ancora più urgente, per quello che raccontiamo a noi stessi a proposito di… Noi stessi. Dobbiamo credere a noi stessi, quando ci raccontiamo di essere questo o quello? A tutte queste domande la risposta è sempre : NO.
    patogeneralForse ogni giorno c’è qualcuno che dice qualcosa di sé come “io sono pigro”, per fare un esempio banale. A smontare tutto può bastare talvolta una semplice richiesta: “mi puoi raccontare qualche esempio concreto in cui sei stato pigro?” La maggior parte delle persone con propria sorpresa non trova episodi che sostengano i propri racconti su di sé, oppure ne trova qualcuno, ma mescolato ad altri in cui si sono dimostrate (ad esempio) dinamiche e scattanti, o comunque diverse da “pigro”. Eppure non possiamo fare a meno di raccontare cose su noi stessi. Siamo animali narrativi. Ma vivremmo più pienamente se dessimo più spazio e importanza a quella parte di noi che non racconta nulla, ma che sente, fa esperienza, osserva e vive. E fa tutto ciò nel momento presente. È la nostra parte più viva, non dimentichiamolo.

    grido14

    C’è una caratteristica comune pressoché a tutte le persone in stato di sofferenza o di malessere psichico: un cattivo rapporto con sé stessi, o, detto diversamente, l’essere in guerra contro qualche parte o aspetto di sé. Spesso suona come “mi odio quando faccio così” oppure “non sopporto la mia…. (insicurezza, timidezza, pigrizia, ecc.)”. La seconda frase è innescata spesso proprio dalla abitudine a raccontare qualcosa di sé in modo etichettante del tipo “io sono pigro” “io sono insicuro” “io non ho autostima” e così via. Alle volte questa guerra assolve anche funzioni diverse utili o costruttive ma, trattandosi di una guerra, i costi sono molto alti in termini di malessere, di affaticamento e di stress.
    È chiaro quindi che davvero nasce guerra e nonostante scopi iniziali nobili il risultato è sempre negativo. Si può evitare questa guerra? Si può essere benevolenti verso gli aspetti di sé che appaiono meno graditi? Si può accettarne la presenza senza mobilitare eserciti per cacciare gli “intrusi”? Una buona pratica di consapevolezza può portare a una maggiore capacità di dirsi: “così è la mente…”, ovvero di “fare spazio” dentro di sé alle manifestazioni mentali che ci piacciono meno; la tentazione di tutti è invece quella di stringere la mente per cacciare via le cose che apprezziamo, ma non funziona. Se un tram è sempre troppo pieno di gente, non è certo sostituendolo con uno più piccolo che la calca diminuirà, ma solo allargando lo spazio, ad esempio aggiungendo un vagone in più. Allora tutti saranno meno disturbati dal grande numero di passeggeri.
    Allargando lo spazio mentale anche i pensieri scomodi… Staranno più comodi e saranno meno fastidiosi. Si comincia dicendosi qualcosa come “la mia mente è fatta così”.
    Già gli antichi indiani avevano colto questo aspetto, che riporto parafrasando un poco il finale del Mahasatipatthanasuttanta:
    «“Così è la mente”, e questa consapevolezza è di fondamento, è base di sapere, è base di più alta consapevolezza. Ed egli vive libero e nulla brama nel mondo.»

    Questa è la parte 2 di 3 – Leggi il seguito>>>>>>>