Mese: Marzo 2020

  • Liberi dai pensieri assillanti

    Come fare per “liberarsi” di pensieri assillanti e ripetitivi che non ne vogliono sapere di andarsene e continuano a occupare la mente? ACT e Mindfulness ci insegnano come svincolarsene.

  • Pensieri che tengono svegli

    “A volte mi sveglio, sono le tre, le quattro, e comincio a pensare, pensare, tante cose che mi assillano, e non dormo più…”

    Succede, e non solo in questo periodo, che pensieri indesiderati si affollano nella nostra mente proprio quando vorremmo riposare. Scopriamo insieme alcune semplici mosse che permettono di archiviare i pensieri molesti.

    In questo video impariamo a districarci dalla situazione. Il video citato alla fine è questo: Come liberarsi per pensieri assillanti.

  • Covid-19: cosa potremmo imparare

    Credo che dall’esperienza della pandemia Covid-19 potremmo tutti trarre moltissimi insegnamenti di cui auspicabilmente l’umanità intera dovrebbe fare tesoro, e in grande umiltà propongo un piccolo elenco di possibili “lezioni”. 

    La prima lezione è che siamo esseri organici, biologici, e che i nostri corpi hanno funzioni, necessità, ritmi e regole completamente altri rispetto a ciò che il nostro cervello e la nostra intelligenza possono astrattamente concepire. Insomma una lezione che ci insegna qual è l’ordine di priorità tra astratto e concreto.

    La seconda lezione discende direttamente dalla prima: le priorità della specie uomo non sono diverse da quelle di tutte le altre. Prima occorre preservare le condizioni di vita dei nostri corpi e dopo, solamente dopo cominciamo a occuparci di altro. È vero che anche la nostra socialità fa parte della nostra organicità biologica, ma dobbiamo essere onesti con noi stessi: 

    la distanza sociale, affettiva e psicologica tra le persone non si misura a metri. Scusate la crudezza, ma possiamo imparare che ci si può stare sul c***o a 30 cm l’uno dall’altro e sorriderci a un metro e mezzo l’uno dall’altro. Il problema non sono i centimetri. Se quello che vedo nel mio paese corrisponde al vissuto di tanti altri e ho ragioni di crederlo, era già ridotta al lumicino la capacità degli umani di aggregarsi, di solidarizzare e di empatizzare. Con il Covid-19 possiamo solo migliorare, rasserenatevi. 

    Molti (e molti sono under 30) potranno anche apprendere che il nostro corpo non è un sacco da riempire di alcol, sostanze, cibo-spazzatura e esperienze eccitanti di ogni genere, e nemmeno una macchina da guerra da scatenare in sport compulsivi.

    Una ulteriore lezione ci ricorda che per vedere cose nuove servono occhi nuovi, non serve agitarsi in lungo e in largo in aereo per il globo terracqueo, (cit Proust) perché il luogo della felicità non si chiama “altrove” ma “qui-con-te”

    Si potrebbe scoprire che è possibile fermarsi a parlare, anche solo in videochiamata, comunicare con gli altri attraverso concetti, pensieri ed emozioni senza assieparsi in un locale a strafarsi di alcolici parlando di niente.

    Possiamo accorgerci fin da subito di quanto la nostra normalità sia fragile, e di quanto questa fragilità sia alimentata dalla nostra abituale, spasmodica ricerca del piacere, tutto a spese della predisposizione di risorse e misure per il contenimento del dolore, della morte e della malattia.

    Aspetti politico-economici

    Da troppo tempo ormai la gran parte delle popolazioni dei paesi industrializzati e anche ormai di quelli in via di sviluppo hanno instaurato con la realtà e l’organicità dell’uomo una relazione di negazione patologica. Non per caso si assiste a una (finora crescente) tendenza  a dare molto consenso a leader politici che sono i più accaniti rappresentanti di questa negazione patologica, che essi condiscono con paura per non dire paranoia per tutto ciò che pericoloso in effetti non è (stranieri, poveri, ecc.). Per citare solamente il più grosso parliamo del presidente degli Stati Uniti in persona. Dopo questa pandemia abbiamo l’opportunità di valutare diversamente lo spessore umano intellettuale e morale dei governanti che abbiamo.

    Dopo questa esperienza probabilmente la maggior parte dei popoli colpiti si ritroverà più povera di prima. Tuttavia sarà possibile riconoscere dove sta la vera ricchezza, se nei posti letto ospedalieri, nei grattacieli delle multinazionali, o in qualche altro posto.

    Potremmo anche fare tesoro di qualcosa che sappiamo da tempo, ovvero che la ricchezza mondiale è distribuita in un modo drammaticamente ineguale e forse il 99% della popolazione del mondo potrebbe cominciare a dare qualche piccola lezione all’1% che detiene metà della ricchezza del globo.

  • Il vaccino per il Covid-19, il complotto e l’ansiolitico

    Apprendiamo dai giornali che un istituto di ricerca israeliano annuncia il vaccino per il coronavirus in tre settimane, suscitando un certo stupore per la rapidità. Alcuni sui social avanzano un’ipotesi: se lo produrranno così in fretta vuol dire che ci stavano lavorando da tempo, e costoro vengono insultati, vilipesi e fatti oggetto di velati auguri del tipo “devi morire”.

    Curiosamente, la notizia viene poi smentita (leggi qui) e il mitico vaccino per il Covid-19 si rivelerebbe un equivoco: stavano parlando di un vaccino contro il virus della bronchite infettiva, un ceppo di coronavirus che colpisce il pollame. Viene da farsi domande sulla serietà dei giornalisti (Jerusalem Post) e del ministro israeliano Ofir Akunis… Ma adesso, comunque, facciamo un passo indietro.

    Cos’è una teoria del complotto?

    Io la vedo così: di fronte a un evento catastrofico qualcuno, seguendo la logica del cui prodest? (a chi giova?) applica una sorta di logica regressiva e individua in un qualche occulto e malvagio potere il responsabile di un evento che la teoria mainstream attribuirebbe al caso o ad altri. C’è poi tutto un correlato delle teorie del complotto che implica una sfiducia aprioristica nei mezzi di comunicazione mainstream e/o ufficiali. Sostenere che la diffusione del coronavirus è opera degli Stati Uniti per deprimere le economie di tutti gli altri Paesi e in particolare della Cina è una tipica teoria del complotto, una delle tante e nemmeno la più bislacca. 

    Gli anti-complottisti finiscono però col sostenere una sorta di meta-teoria del complotto che non si presenta come tale ma come paladina della Verità: essa sostiene che tutte, indistintamente tutte, le teorie del complotto sono a priori false e prive di fondamento. Qui il correlato è ribaltato, ancorché implicito: la versione ufficiale mainstream è a priori l’unica possibile e l’unica vera.

    Personalmente seguo una logica semplicemente popperiana: una teoria del complotto non è né vera né falsa a priori ma deve essere formulata in modo da essere falsificabile attraverso dati concreti e evidenze, e fino ad allora il giudizio rimane sospeso. Ci sono teorie, come quella delle scie chimiche, la cui fantasiosità induce immediata diffidenza, ma possono esserci anche ipotesi interpretative che meritano una sana, saggia e assoluta sospensione del giudizio. 

    Nel caso in oggetto siamo di fronte a una ipotesi ben diversa dalle scie chimiche: tutti i ricercatori sanno che la messa a punto di un vaccino ha tempi tecnici doverosi e ineludibili solo fino a un certo punto abbreviabili. Noi ora non abbiamo alcuna certezza che in tre settimane sarà pronto un vaccino somministrabile, dunque non si può dire nulla in un senso o nell’altro; tuttavia, popperianamente, si potrebbe ipotizzare che, se fra tre settimane si potrà davvero mettere in produzione mondiale un vaccino contro il Covid-19, qualcuno possedeva già in precedenza dati certi sul virus e i suoi antigeni? Credo che non sia irragionevole (e tantomeno imbecille) pensarlo, anche se naturalmente occorrono evidenze, se e come arriveranno, in un senso o nell’altro.

    Teorie ansiolitiche?

    Voglio però adesso porre una domanda che va oltre la questione specifica: quali sono gli elementi che favoriscono una relativa diffusione delle teorie del complotto, e quali sono al contrario gli aspetti che inducono tanti a insultare in modo davvero raccapricciante chiunque avanzi qualsivoglia teoria del complotto anche ragionevole e perfino argomentata?

    Credo che il punto di forza delle teorie del complotto “di base” sia essenzialmente un tentativo di controllo ex post delle sciagure che possono capitarci: di fronte alla loro insensata e a volte lacerante casualità può avere un effetto ansiolitico secondario inscriverle tutte in un disegno dagli aspetti vagamente paranoici.

    Tali teorie, pur mettendoci in una condizione di sudditanza e di inferiorità, ci proteggono dall’ansia dell’irrazionale tramite la paranoia di un nemico ben configurato. Si potrebbe dire che una teoria del complotto di base, allo stato puro, è fondamentalmente una difesa paranoica di natura sostanzialmente patologica.

    Parliamo ora della ferocia con la quale alcune tipologie di commentatori sui social attaccano chiunque avanzi qualsiasi tesi che possa in qualche modo apparire una teoria del complotto. Queste persone, anziché restare indifferenti in placida attesa di dati, vengono colpite a loro volta da una condizione di ansia intollerabile che combattono attaccandone la presunta causa, cioè un qualsivoglia sospetto che non stiamo vivendo nel migliore dei mondi possibili e che non siamo costantemente immersi nella verità, nel bene e nella bellezza. Sembra che a sua volta questo tipo di ansia, derivante da una dissonanza cognitiva, finisca col produrre quella che ho definito la meta-teoria del complotto: essa finisce col sostenere che i complotti non esistono tranne, paradossalmente, uno solo, il complotto dei complottisti che con le loro teorie bislacche rovinano il mondo e vanno quindi schiacciati senza pietà come uno scarafaggio sotto la suola. 

    Messa su questo piano la meta-teoria del complotto finisce con l’essere nulla di più delle normali teoria del complotto: se queste ultime sostengono che il mondo sarebbe migliore se non ci fossero, a seconda dei casi, i vari poteri occulti che tramano contro di noi, la meta-teoria del complotto sostiene che il mondo sarebbe migliore se non ci fossero… i complottisti.

    Mi piacerebbe riaffermare che il mondo è un poco più complesso di una diatriba tra complottisti e meta-complottisti, che vanno cercate le evidenze così come le crepe e le fallacie di presunte evidenze, e che dovremmo aspirare ad essere cercatori di verità piuttosto che di colpevoli.